Convegno nazionale degli uffici catechistici diocesani

Abitare i passaggi di vita

la delegazione pescarese ci racconta il convegno

C’è un momento in cui le certezze si incrinano, le traiettorie cambiano e la vita chiede di trovare un nuovo baricentro. È esattamente da queste “soglie” esistenziali che è partito il viaggio dell’équipe dell’Ufficio Catechistico Diocesano di Pescara in occasione del Convegno Nazionale degli Uffici Catechistici. Insieme ai delegati della Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana (CEAM), la delegazione pescarese ha vissuto tre giornate di full immersion all’insegna del tema “Abitare i passaggi della vita”.

la delegazione pescarese: il direttore dell’UCD Pescara Massimiliano Petricca, con Anna Lancia, Giorgia D’Onofrio e Giovanna Sonsini

Un’esperienza che ha ribadito il concetto stesso di catechesi: non più semplice trasmissione di concetti, ma un esercizio profondo di accoglienza, prossimità e ascolto dei silenzi altrui. Come ha ricordato Mons. Valentino Bulgarelli, già Direttore dell’UCN, la catechesi deve far incontrare il Vangelo con la vita.

I biblisti Don Paolo Mascilongo e Don Sebastiano Pinto hanno condotto i presenti dentro i testi sacri — da Abramo alle pagine dei Vangeli — mostrando come le svolte della vita di ogni giorno si intreccino da sempre con la chiamata di Dio. Trame antiche che diventano lo specchio dell’uomo contemporaneo.

Sono intervenuti anche i teologi moralisti Don Roberto Massaro e Don Giorgio Nacci, che hanno guidato i partecipanti nell’arte del discernimento. Di fronte a rotture, paure e fatiche che accompagnano i passaggi cruciali dell’esistenza, il catechista è chiamato a mettersi in gioco non per dare risposte preconfezionate, ma per offrire uno spazio sicuro in cui la narrazione personale incontra la bellezza di Dio. Durante il convegno si è riflettuto in particolare su tre parole chiave, tipiche di ogni passaggio di vita – che riguardi i giovani, gli adulti o gli anziani: fragilità, provvisorietà e solitudine. Si è compreso così che il limite della fragilità non rappresenta un errore da correggere, bensì la condizione costitutiva di ogni essere umano. Allo stesso tempo, la provvisorietà ci permette di cogliere che la vita non è un dogma immutabile, aprendoci alla straordinaria possibilità di interpretare e accogliere ciò che il presente ci offre, senza timore del cambiamento. In questo cammino, è emerso con chiarezza che il discernimento non è un’intuizione improvvisa, ma un processo profondo che richiede attenzioni dedicate, appositi dispositivi e criteri sicuri per orientarsi nella complessità del reale.

Tra i momenti più intensi e di alto profilo culturale, spicca l’intervento di Mons. Pierangelo Sequeri. La sua lectio ha unito teologia, liturgia, musica e dialogo con i fermenti culturali d’oggi. L’invito a fare della Bibbia un vero e proprio “linguaggio materno” ha risuonato come una scossa gentile: una Chiesa che non pontifica dall’alto, ma che cammina, fascia le ferite e sostiene.

Non sono mancate le sorprese creative, come il laboratorio di fumetti curato dall’artista siciliano Lelio Bonaccorso, capace di sfidare gli operatori pastorali a sperimentare nuovi linguaggi visivi. Parallelamente, attraverso delle attività laboratoriali, il confronto si è allargato alla fitta rete di collaborazioni tra l’Ufficio Catechistico e gli altri settori CEI — dalla scuola all’università, dalla famiglia alla tutela dei minori, fino al mondo del lavoro e dei problemi sociali — in pieno spirito di sinodalità ecclesiale.

Tra i momenti più stimolanti del convegno vi è stato l’approfondimento sul cosiddetto “caso Francia”, presentato da don Marco Gallo. Negli ultimi anni la Chiesa francese sta registrando un fenomeno del tutto inatteso e sorprendente: una crescita esponenziale dei battesimi di adulti e adolescenti, passati da poche migliaia a oltre ventimila.

Questo dato non smentisce la forte secolarizzazione della società, ma ne svela la complessità. La maggior parte dei nuovi catecumeni appartiene a generazioni senza fede e senza nonni o genitori credenti. La vera particolarità che interpella chi opera nella catechesi riguarda il canale della trasmissione: l’indagine mostra che a giocare un ruolo decisivo non sono le strutture istituzionali o la famiglia tradizionale, bensì gli amici. La catena della trasmissione della fede non si è interrotta, ma ha cambiato asse: non scende più verticalmente da una generazione all’altra, ma si propaga orizzontalmente tra pari, spesso attraverso cammini iniziati in autonomia e poi condivisi nella rete delle amicizie.

Dal punto di vista teologico, come ha evidenziato don Gallo, emerge una chiave di lettura fondamentale: non è la Chiesa che genera questo movimento, ma lo accoglie. La Chiesa resta indispensabile come luogo di approdo e di ancoraggio sicuro, ma si scopre “luogo secondo”, perché l’iniziativa è sempre di Dio, che precede ogni progetto pastorale.

Per le nostre comunità italiane questo non significa importare un modello, ma raccogliere una domanda preziosa: imparare a prendere sul serio la trasmissione orizzontale, valorizzare quei pochi catecumeni che abbiamo dando loro voce e, soprattutto, smettere di chiederci unicamente “cosa dobbiamo organizzare”, iniziando invece a domandarci “chi sta già bussando e chi si sta già muovendo attorno a noi”.

Infine, il testimone è passato al nuovo direttore dell’Ufficio Catechistico Nazionale, Don Alberto Zanetti, che ha tracciato la rotta per una rinnovata progettazione pastorale. Il futuro si nutre di sfide chiare: potenziare il catecumenato, ravvivare l’apostolato biblico e riscoprire il turismo religioso come ponte tra fede, arte e bellezza.

Proprio per suggellare questo legame con la bellezza che salva, i partecipanti hanno visitato la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Un percorso visivo ed emozionale che ha lasciato il segno negli occhi e nel cuore.

Con questo straordinario bagaglio di idee, spiritualità ed entusiasmo, l’équipe di Pescara è pronta a rimettersi in cammino. Il primo appuntamento diocesano e regionale è già fissato: l’appuntamento con la ripartenza del nuovo anno pastorale è segnato in agenda, con la consapevolezza che, in fondo, l’iniziativa è sempre di Dio.

la delegazione della CEAM al completo, insieme al direttore dell’Ufficio Catechistico Regionale don Gilberto Ruzzi